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Carcere per i professori che copiano le tesi per i loro libri

La Cassazione applica un giro di vite nei confronti dei professori che realizzano pubblicazioni servendosi delle tesi degli studenti.

Un comportamento di questo tipo, infatti, configura reato di truffa con la conseguente condanna del docente “copione” al carcere oltre che ad una salata multa al risarcimento dei danni subiti dagli studenti.

Applicando questo principio, la seconda sezione penale (sentenza 34726) ha confermato la condanna a sette mesi di reclusione per truffa oltre nei confronti di Fabio R., un giovane docente presso l’università di Trento che per concorrere alla cattedra di professore ordinario aveva pubblicato un libro che per i due terzi copiava integralmente le tesi di laurea di alcuni suoi studenti.

Il docente, inoltre, è stato condannato anche a 300 euro di multa e a risarcire i due studenti autori delle tesi copiate per i danni patiti.

Secondo la Suprema Corte, che ha dichiarato inammissibile il ricorso del prof., legittimamente la Corte d’Appello di Trento aveva ravvisato nel suo comportamento anche il reato di truffa, oltre alla violazione del diritto d’autore, in quanto “l’opera presentata dall’imputato come sua” era “stata redatta con la tecnica del copia e incolla effettuata dai floppy disk” usati dai due studenti e consegnati insieme alla tesi al loro professore relatore.

Inoltre, avvertono ancora i supremi giudici, che la legge 474 del 1925 sulla “la repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli” intende punire non soltanto “un lavoro compilato interamente da un soggetto diverso da quello che ne appare l’autore, ma anche il fatto oggettivo che il lavoro non sia proprio, cioè non sia frutto del proprio pensiero, svolto anche in forma riepilogativa o espositiva, ma che esprime tuttavia quello sforzo di ripensamento di problematiche altrui che si richiede per saggiare le qualità espositive di un candidato”.

Ed effettivamente grandi sforzi, a quanto rileva la sentenza della Cassazione, il professor Fabio R. non ne aveva fatti dal momento che il suo volume era “per oltre due terzi riconducibile ad altri”.

Il caso è finito prima davanti al Tribunale di Trento che, nel luglio 2005 condannava l’insegnante ad una multa di mille euro per violazione del diritto d’autore, oltre al risarcimento dei due studenti dai quali aveva copiato la testi di laurea.

La situazione del prof. si è aggravata davanti alla Corte d’Appello di Trento che, nell’ottobre 2007, lo condannava anche per il reato di truffa a sette mesi di reclusione e a 300 euro di multa. Inutilmente Fabio R. ha tentato il ricorso in Cassazione sostenendo innanzitutto che non c’era violazione del diritto d’autore in quanto “la tutela della norma contestata riguarda solo l’opera di ingegno di carattere creativo con le caratteristiche di novità e originalità e non un lavoro che costituisca una mera opera compilativa priva delle caratteristiche di novità e originalità”. E poi, sostenendo che non si era limitato ad un semplice copia e incolla in quanto due capitoli del libro erano farina del suo sacco.

La Suprema Corte ha bocciato il ricorso del docente e ha appunto confermato la pesante condannata avvertendo in questo modo i docenti a guardarsi dall’utilizzare per proprie pubblicazioni il lavoro dei loro studenti.

Per effetto dell’inammissibilità del ricorso il professore dovrà versare anche mille euro alla cassa delle ammende e liquidare le spese processuali sostenute dagli studenti in Cassazione, circa 2.500 euro ciascuno.


Author: Giannik

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