Il volantino con cui cinque docenti precari della Basilicata hanno spiegato le ragioni per cui hanno deciso di non scioperare e hanno provato a giudicare i fatti di questi giorni alla luce della loro esperienza.
E’ utile, come premessa per chi legge, un chiarimento sul ruolo e la posizione di chi scrive. Si tratta di cinque docenti precari delle scuole secondarie, di quelli che avrebbero tutto l’interesse a lasciar correre e strizzare l’occhio agli studenti in sciopero: se il piano Gelmini fosse modificato, la nostra assunzione sarebbe più certa e vicina nel tempo!
Certe volte, però, difendere la verità è più bello e umano che difendere il proprio interesse o “difendere il proprio futuro”, come recitava uno striscione degli studenti in sciopero a Bernalda. E’ la strada più impervia, quella meno comoda e conveniente, ma anche quella più autentica, che vorremmo insegnare ai nostri ragazzi. Per questo siamo pronti a rischiare prevedibili critiche pur di affermare ciò che riteniamo vero.
Abbiamo appreso, in questi giorni, di un rinato protagonismo degli studenti di tutta Italia, non ultimi quelli lucani. Abbiamo letto di scuole occupate, di proteste gestite “in maniera ordinata e rispettosa”, con tanto di dibattiti e incontri di approfondimento. Qualcuno, addirittura, si è premurato di chiarire che il tutto si è svolto nel pieno “rispetto delle norme dell’igiene e della legalità”. Insomma, più di qualcuno ha voluto leggere i fatti di questi giorni come un risveglio, un segnale di protagonismo positivo delle nuove generazioni, fino ad evocare addirittura il ’68. Riteniamo che il paragone sia offensivo…. e che, naturalmente, offenda il ’68. Non prendiamoci in giro: lì i ragazzi avevano a cuore un’idea diversa della realtà, un nuovo e appassionato modo di intendere i rapporti umani e sociali, non appena qualche obiezione contro la faccia di un ministro antipatico e i suoi fondi tagliati.
Questi ragazzi, ci spiace dirlo, tutto ci sembrano tranne che “protagonisti”! Lo diciamo con la coscienza di chi vive la scuola in prima persona, e per questo vuole offrire uno sguardo diverso, forse più autentico, su quello che sta davvero accadendo.
Cosa vediamo? Vediamo i soliti ragazzi a cui, sotto sotto, di tutto questo interessa poco o nulla. Sette giorni di urla non bastano certo per cancellare quella noia e quell’apatia che tanti osservatori leggono con preoccupazione, ormai da qualche tempo, nei loro sguardi e nei loro gesti. Verrebbe da dire il contrario leggendo i giornali e i resoconti dei tg delle ultime settimane. Ma a scuola te ne accorgi subito, basta una domanda semplicissima: “Ma, in fondo, perché lo fai?” I più sinceri (e sono la maggioranza) abbassano il capo e ammettono: “Ma dai. Lo sappiamo tutti che è solo per perdere qualche giorno di scuola”. Qualcun altro (che magari è tra i promotori…) si sente toccato dentro e butta giù qualche argomento: “ Ma si rende conto, prof? I tagli alla scuola, i favoritismi alle scuole private, etc. E poi, e poi…”. Bastano un paio di domande per capire che sa poco della questione, se non quello che ha appreso negli ultimi due o tre giorni di dibattiti pubblici.
Quanto alle iniziative “costruttive e culturali” degli studenti in protesta nelle superiori, sarà bene ammettere, pur senza generalizzare, che esse sono state spesso sollecitate (e talora addirittura organizzate) da qualche docente “simpatizzante”, che ha così riempito il vuoto di proposte degli alunni con le “classiche” iniziative su legalità o ambientalismo. Insomma, la solita solfa che ai ragazzi in genere rompe tanto (non lo dicono ad alta voce perché sembrerebbe “immorale”) e che è quasi sempre l’anticamera del solito bivacco, tra partite a carte e stereo nelle aule occupate.
Non abbiamo visto neppure il bagliore di quel senso di coraggio proprio di chi tiene a qualcosa, per cui si è pronti a pagare le conseguenze del proprio gesto, fosse anche la semplice assenza sul registro. Insomma, neppure l’ombra di una protesta che non sia più o meno esplicitamente garantita (è proprio questo il punto!) dall’assenso silenzioso di qualche docente o dal senso di sicurezza che deriva dall’essere in tanti. Questo, come spesso accade, al prezzo di qualche minaccia o violenza psicologica ai danni di chi volesse entrare, sulla scorta del più anti-democratico degli slogan: “O entriamo tutti o nessuno”.
Sia chiaro, ci sono anche quelli che ci credono! Credono che protestare equivalga davvero a “fare qualcosa di serio e importante, qualcosa di vitale”. Sono convinti che un cambio istituzionale e politico risolva i problemi della scuola e della vita. A quell’età dovrebbero mangiarsi il mondo, e invece sono già portatori di una mentalità omologante e “invecchiata”, che li ha educati a riporre ogni sicurezza e stabilità esistenziale sul posto di lavoro (se non addirittura sulla pensione!), meglio ancora se garantiti dallo “Stato-provvidenza”. “Lo faccio per il posto di lavoro del futuro – ci siamo sentiti dire da qualche ragazzo – perché non pensa a questo anche lei?”. Altro che cambiare il mondo….
E invece noi, come sempre facciamo, anche il 30 ottobre entreremo in classe per dire che non si è vivi per un sì o un no alle indicazioni della Gelmini. Vogliamo dire a tutti che la priorità della scuola non è politica, economica o istituzionale. Ciò che è prioritario, invece, è porre le condizioni affinché possa attuarsi il fenomeno educativo autentico, e cioè il reale protagonismo di chi la scuola la fa (docenti e alunni), con tutta la voglia di comprendere il mondo e il significato di questa avventura eccezionale che è la vita. Un protagonismo che non si esplicita appena in qualche dolce messaggio morale ed edificante, ma nel rischio personale del docente, pronto a mettersi in gioco, immischiando nel rapporto con l’alunno tutto sé e la propria ipotesi sull’esistenza. E’ qui che risiede il cambiamento autentico: è solo da uomini educati così che potrà sorgere una vera “riforma” della scuola, non è certo a forza di riforme che si produrranno uomini!
Entreremo per non rinunciare a ciò che, instancabilmente e con pazienza, facciamo ogni giorno, pur nella condizione di massima precarietà lavorativa: tentare di comunicare ai ragazzi, attraverso le discipline che abbiamo scelto di insegnare, che vale la pena prendere sul serio quell’ansia tutta umana e quel desiderio di essere felici che la natura (per fortuna!) mette in corpo a ciascuno di loro. Dietro a quelle urla, infatti, c’è qualcosa di bello e grande. Quei ragazzi non sono i “facinorosi” di cui qualcuno ha parlato, ma i portatori di un’ansia molto più grande di quella che traspare dalle loro facce feroci contro la Gelmini o dai loro slogan sbrigativi di questi giorni. Un’ansia che, però, ha bisogno di adulti che sappiano coglierne la portata autentica, senza perdersi in lamentele sul sistema che non funziona e che non paga. C’è bisogno di questi adulti, affinché quell’ansia non si riduca a uno sfogo (puntualmente destinato a spegnersi dopo ogni “autunno caldo”) contro i provvedimenti del ministro di turno. E’ l’inizio di un lavoro personale, non demandabile ad altri, rispetto al quale non c’è riforma, valida o meno valida, che tenga.
C’è qualcuno, insomma, che entrerà a scuola per dire che i problemi sono al fondo e non in superficie. E’ quello che hanno fatto, nei giorni scorsi, anche alcuni studenti delle superiori di Altamura, nella vicina Puglia. Pochi ragazzi che hanno osato entrare in classe, sfidando le ire dei tanti compagni per rischiare liberamente un giudizio e distribuire un volantino intitolato “O protagonisti o nessuno”, su cui c’è scritto che la scuola va cambiata dal di dentro, non certo a colpi di “slogan depositati sulle bocche degli studenti da qualche sindacato o partito”. Non è forse più “rivoluzionario” che scendere (comodamente!) in piazza con tutti gli altri?
I docenti precari
Andrea Borraccia, Michele Borraccia, Domenico Burzo, Pino Suriano, Marilena Varasano
31 ottobre 2008
Mamma mia che velocità amico!
Perché noi, docenti precari, oggi saremo in classe…
Il volantino con cui cinque docenti precari della Basilicata hanno spiegato le ragioni per cui hanno deciso di non scioperare e hanno provato a giudicare i fatti di questi giorni alla luce della loro esperienza….
Contenti voi, non accetto lezioni di perbenismo da parte vosta, le mobilitazioni sono spontanee e i ragazzi di certo non sono strumentalizzati dai docenti, se un mio alunno mi chiede prof. lei perchè sciopera? gli rispondo spiegando quali sono le mie preoccupazioni, per il mio futuro. Alla manifestazione del 30/10/08 a Roma c’erano soprattutto coloro che figurano nelle gae (precari)quelli che di anno in anno firmano un contratto sett/giugno da anni e che sono 1/3 della forza lavoro nella scuola pubblica.
La mia preoccupazione è leggittima perchè, badate colleghi, uscire fuori dal mercato del lavoro a 50 anni è estremamente dannoso se l’unico reddito di cui si dispone è quello della scuola, e se dopo anni di sacrivi balzati da una scuola all’altra, da una provincia all’altra, da una regione all’altra, ti viene tolto l’unico lumicino di speranza che hai per poi goderti una vecchiaia quantomeno serena
Questo sarà uno dei vostri ultimi comunicati, perchè l’anno scolastico prossimo dovrete cambiare mestiere, e posso assicurarvi che se sarete fortunati non adredete a fare quello per cui avete speso per la vostra passione, vale a dire corsi, abilitazioni, concorsi, al massimo vi offriranno un posto di lavoro un qualche call center a 4 soldi e rimmarete precari per tutta la vita!
Non si possono cambiare le carte in tavola dalla sera alla mattina, prima SI STABILIZZANO I PRECARI e poi si discute su tutto quello che volte, la scuola non è in grado di assorbire tutti? bene allora che ci parcheggino in altre amministrazioni con uno stipendio adeguato e non ci buttino per la strada, siamo stati usati per anni, oggi dicono che non serviamo più !
Vincenzo, Docente precario pluriabilitato da 20 anni!
12 novembre 2008
VI CITO:Certe volte, però, difendere la verità è più bello e umano che difendere il proprio interesse o “difendere il proprio futuro”, come recitava uno striscione degli studenti in sciopero a Bernalda.
Non avete famiglie da mantenere eh!
Oppure avete qualche rendita o il consorte, o la casa di proprietà etc etc…
Contenti voi…
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