L’uso dei Social Network comincia a costare caro agli utenti, che abbassando la guardia in privacy potrebbero dare le informazioni utili (diffondendo online tutti i dettagli della loro vita) ad “amici” che nella vita sono topi d’appartamento di professione.

In altre parole, quando con molto scioltezza si scrivono dettagli personali sul web, poi finiscono on line anche tutte quelle informazioni vitali che spianano la strada ai ladri: se si e’ fuori casa per il fine settimana o quando si parte per le vacanze. Troppi dettagli che fanno gola ai malintenzionati che possono cosi’ introdursi negli immobili indisturbati e svaligiare la casa.
Un escalation di episodi che ha incominciato ad indispettire le compagnie assicurative britanniche che potrebbero ingaggiare una battaglia contro gli assicurati troppo espansivi in tema di dati personali. In primis si potrebbe schierare la Legal & General, che per questo motivo potrebbe in futuro far pagare polizze piu’ care agli iscritti dei social network.
In particolare, in uno studio commissionato dal gruppo assicurativo – condotto dalla societa’ di ricerca europea Opinion Matters – emerge un dato allarmante: gli utenti di Facebook e Twitter non capiscono la gravita’ della situazione. Su 2.092 utenti intervistati, infatti, circa la meta’ non ritiene rischioso divulgare dettagli personali su Internet. Mentre circa quattro persone su 10, il 38% degli utenti, pubblicano invece i dettagli dei piani di vacanza e il 33% scrive se va via per il weekend.
Inoltre, per testare quanto la gente sia pronta ad accettare amici online, Legal & General ha inviato 100 richieste di amici a estranei scelti a caso. Di queste, il 13% sono state accettate su Facebook e il 92% su Twitter, senza alcun controllo.
Sono gli uomini a fornire piu’ informazioni online, con il 13% che include perfino il proprio numero di cellulare rispetto al 7% delle donne. Il 9% dei maschi, inoltre, fornisce anche il proprio indirizzo, contro il 4% del gentil sesso.
Una condivisione di dati che, invece, cominciano ad interessare anche al Fisco, come racconta il Wall Street Journal.
Negli Stati Uniti – si legge sul quotidiano – prima di chattare sui social network, e’ meglio regolare ogni pendenza con il fisco. Altrimenti si rischia grosso. “Tra chi legge le vostre conversazioni on-line, scrive, potrebbe esserci infatti un agente delle tasse, in grado di rintracciare ogni vostra irregolarita’ fiscale seguendo semplicemente i dati che involontariamente fornite sul web”.
Sta capitando in diversi stati americani. In Minnesota, ad esempio, le autorita’ sono state capaci di scovare un evasore di lungo corso leggendo su My Space che sarebbe tornato nella sua citta’ d’origine a lavorare come agente immobiliare. L’evasore aveva scritto il nome del suo nuovo datore di lavoro, per cui e’ stato un gioco da ragazzi fare le verifiche del caso e beccare le sue malefatte fiscali.
Piu’ o meno la stessa storia in Nebraska, dove gli ispettori fiscali hanno recuperato 2.000 dollari da un Dj che, sempre su My Space, ha raccontato di aver lavorato a un mega party, ovviamente non pagando una lira di tasse su quanto aveva guadagnato.
via | miaeconomia – leonardo
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