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	<title>BlogGian - Blog-Zine &#187; bloggian</title>
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	<description>: Tecnologia, Streaming, Guadagnare, Internet, Notizie Curiose, TV online, Spam.</description>
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		<title>Le key più cercate dagli utenti yahoo! nel 2010</title>
		<link>http://www.bloggian.it/2010/12/06/le-key-piu-cercate-dagli-utenti-yahoo-nel-2010/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 17:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco quali sono state le parole più cercate dagli utenti di Yahoo! nel corso del 2010: un punto di vista unico sul web e sulle abitudini di chi lo frequenta. Tra riconferme e new entries, gli interessi dei navigatori viaggiano sul filo del divertimento, della comunicazione e della comodità. Facebbok Giochi Oroscopo Superenalotto Grande Fratello Belen [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco quali sono state le parole più cercate dagli utenti di Yahoo! nel corso del 2010: un punto di vista unico sul web e sulle abitudini di chi lo frequenta. Tra riconferme e new entries, gli interessi dei navigatori viaggiano sul filo del divertimento, della comunicazione e della comodità.</p>
<ul>
<li>Facebbok</li>
<li>Giochi</li>
<li>Oroscopo</li>
<li>Superenalotto</li>
<li>Grande Fratello</li>
<li>Belen Rodriguez</li>
<li>Calciomercato</li>
<li>Previsioni Meteo</li>
<li>Mappe</li>
<li>Tarocchi</li>
</ul>
<p>In genere in queste liste non compariranno mai le ricerche legate agli veenti giornalieri e che sono state &#8220;combattute&#8221; da SEO professionisti per aggiudicarsi le prime posizioni!</p>
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		<title>Il significato di Waka Waka la colonna sonora dei mondiali</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 16:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
				<category><![CDATA[bloggian]]></category>
		<category><![CDATA[colonna sonora]]></category>
		<category><![CDATA[mondiali 2010]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[shakira]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Africa]]></category>
		<category><![CDATA[waka]]></category>
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		<description><![CDATA[Shakira ft Freshlyground per i mondiali 2010 Sud Africa riprendono un passaggio di un canto popolare di marcia militare intitolandolo “Waka Waka(This time for Africa) che tradotto in lingua Camerunense significa “Cammina Cammina(Questa volta per Africa)” oppure “Cammina Cammina (E’ l’ora dell’Africa)”! TRADUZIONE Tu sei un bravo soldato ti scegli le tue battaglie ti dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Shakira ft Freshlyground</strong> <strong>per i mondiali 2010 Sud Africa</strong> riprendono un passaggio di un canto popolare di marcia militare intitolandolo “<strong>Waka Waka</strong>(This time for Africa) che tradotto in lingua Camerunense significa “Cammina Cammina(Questa volta per Africa)” oppure “Cammina Cammina (E’ l’ora dell’Africa)”!</p>
<p><a href="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2010/06/shakira-waka-waka.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-858" title="60703521" src="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2010/06/shakira-waka-waka-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a></p>
<p>TRADUZIONE</p>
<p>Tu sei un bravo soldato<br />
ti scegli le tue battaglie<br />
ti dai da fare<br />
e ti pulisci dalla polvere<br />
ti rimetti in pista<br />
e sei in prima linea<br />
tutti guardano<br />
sai che è una cosa seria<br />
ci stiamo avvicinando<br />
non è finita</p>
<p>la pressione sale, la senti<br />
ma tu hai ottenuto tutto, credici<br />
quando cadi, rialzati, oh oh<br />
e se cadi, rialzati, eh eh</p>
<p>vieni, cammina<br />
perchè questa è l’Africa<br />
va avanti, fallo<br />
vieni, cammina<br />
questa volta per l’Africa</p>
<p>vieni, cammina<br />
perchè questa è l’Africa<br />
va avanti, fallo<br />
vieni, cammina<br />
questa volta per l’Africa</p>
<p>&#8220;ascolta il tuo Dio&#8221;<br />
questo è il nostro motto<br />
è il tuo momento per splendere<br />
non aspettare in fila<br />
e andiamo per tutto<br />
le persone stanno alzando le loro aspettative<br />
va avanti e lo sentirai<br />
questo è il tuo momento<br />
non esitare</p>
<p>Oggi è il tuo giorno, lo sento<br />
ti sei aperto la strada, credici<br />
se cadi rialzati oh, oh<br />
quando cadi, rialzati eh, eh</p>
<p>vieni, cammina<br />
perchè questa è l’Africa<br />
va avanti, fallo<br />
vieni, cammina<br />
questa volta per l’Africa</p>
<p>vieni, cammina<br />
perchè questa è l’Africa<br />
va avanti, fallo<br />
vieni, cammina<br />
questa volta per l’Africa</p>
<p>Waka Waka( This time for Africa)” è la rivisitazione di un canto popolare Camrunese spesso intonato dall’esercito della Repubblica del Camerun. Il titolo originale “Zangalewa” fu un successo strepitoso quando venne pubblicato nel 1986 dal gruppo musicale “Golden Sound”.<br />
“Zangalewa” che nel dialetto Ewondo del Camerun significa “chi ti ha chiamato?” oppure “chi ti ha mandato?” è la domanda ripresa in questo canto popolare militare da parte di un superiore dell’esercito come risposta alle lamentele di un giovane recluta reo di lamentarsi delle condizioni dure alla quale viene spesso sottoposto durante la sua formazione militare. La giovane recluta si lamenta dicendo &#8220;voglio tornare a casa&#8221;; il superiore senza pietà ribatte con la domanda &#8220;chi ti ha chiamato?&#8221; oppure &#8221; chi ti ha mandato? Alla fine nel liquidare le lamentele del giovane soldato, il superiore lo fa capire con fermezza che &#8220;ormai sei stato reclutato e non puoi più tornare indietro&#8221;.<br />
Gli rimane soltanto una scelta ed è quello ripreso dal superiore &#8211; cioè &#8220;cammina cammina&#8221; ossia &#8220;waka waka&#8221;. Con questa risposta poco tenera da parte del superiore, al giovane soldato non rimangono altre alternative se non quello di rigare/marciare dritto con i propri commilitoni verso il loro comune traguardo.</p>
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		<title>Terremoto in Abruzzo: La voce di uno sfollato: situazione gravissima, ma la gente non è disperata</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 14:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
				<category><![CDATA[bloggian]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Passano le ore, e si cerca di salvare il maggior numero di sopravvissuti al tremendo terremoto che stanotte ha colpito l’Abruzzo. Marco Gentile abita nei pressi dell’Aquila, ed è uno delle decine di migliaia di sfollati che in queste ore hanno dovuto abbandonare la propria casa, e così racconta a Ilsussidiario.net come la gente sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Passano le ore, e si cerca di salvare il maggior numero di sopravvissuti al tremendo terremoto che stanotte ha colpito l’Abruzzo. Marco Gentile abita nei pressi dell’Aquila, ed è uno delle decine di migliaia di sfollati che in queste ore hanno dovuto abbandonare la propria casa, e così racconta a <em>Ilsussidiario.net </em>come la gente sta vivendo questi momenti drammatici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marco, com’è adesso la situazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La situazione è molto grave: soprattutto il centro della città dell’Aquila è pesantemente distrutto, e ci sono molti edifici storici crollati. Ora nella città non si può entrare, e hanno l’accesso solo i mezzi di soccorso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fuori dall’Aquila invece qual è la condizione generale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io ho presente la situazione dei sobborghi intorno all’Aquila. Anche qui la condizione generale è in molti casi gravissima, soprattutto in direzione di Pescara dove c’è la cittadina di Placanica in cui c’è circa l’80% delle case distrutte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come avete vissuto i tremendi momenti di stanotte?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stavo naturalmente dormendo: abbiamo sentito questa scossa violentissima, che è durata credo una trentina di secondi. È saltata subito la corrente, e noi siamo scesi di corsa in strada, io mia moglie e i due figli. Io non ho avuto danni enormi nella mia casa, perché è una casa unifamiliare; alcune altre case, soprattutto quelle vecchie, sono invece completamente distrutte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E gli edifici storici?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa del mio sobborgo Sant’Elia ha la facciata crollata. Quasi tutte le chiese dell’Aquila sono pesantemente lesionate: ho parlato con un’amica che è ancora all’Aquila, e mi ha detto che tutte le chiese, il Duomo, la Chiesa delle Anime Sante, San Marciano, Santa Maria Placanica sono tutte lesionate in modo molto grave. Poi la cosa più grave è che è crollata la Casa degli Studenti, e alcune palazzine anche recenti. Mi dicono anche che è crollato l’Albergo Duca d’Abruzzi, ma no ho conferme a questa notizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I soccorsi stanno arrivando?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La situazione dei soccorsi mi sembra buona: stanno già attrezzando dei campi in periferia dove distribuiscono i pasti. Comunque in generale vedo gente molto spaventata, ma non disperata: gente cosciente di quello che è accaduto e che sta facendo il possibile per rimediare. Stanno poi arrivando parecchi convogli: io sono venuto via da poco dall’Aquila e ho incontrato parecchi mezzi che stanno arrivando sia da Roma e sia dall’Adriatico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è già che lamenta il fatto che l’evento poteva essere previsto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In effetti so che c’è questo ricercatore dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, che dopo la scossa di una settimana fa aveva detto che bisognava sgombrare la città: però lui aveva previsto questa scossa in 24 ore, invece è stata dopo una settimana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora come guardate ai prossimi giorni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Difficile dirlo. Un’altra cosa molto grave è che l’azienda dove lavoro adesso è ferma e probabilmente lo sarà per le prossime due o tre settimane perché ha danni rilevanti. Anche questo è un problema: già la nostra zona ha poche attività industriali, e quelle che abbiamo sono state colpite duramente. È un problema, soprattutto in un momento economico così difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">FONTE: ilsussidiario.net</p>
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		<title>Una buona causa</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 09:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Software]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi parlo di <a title="Una Buona Causa" href="http://partners.sprintrade.com/z/23650/CD233/" target="_blank"><strong>Una Buona Causa</strong></a> un software che ti permette di fare beneficenza automaticamente, continuando a fare i tuoi acquisti sul web aiuti altre persone bisognose! </p>
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		<title>Bella la stella di natale ma può essere dannosa!</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 21:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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		<description><![CDATA[La stella di Natale (Euforbia pulcherrima) puo&#8217; essere dannosa. Sembra incredibile ma e&#8217; proprio cosi&#8217;, perche&#8217; le foglie e il fusto della pianta contengono il triterpene, sostanza ad azione tossica, sia per contatto che per ingestione. Il lattice, proveniente dalla lacerazione delle foglie o dal taglio del fusto, a contatto con l&#8217;epidermide puo&#8217; provocare eritema, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La stella di Natale</strong> (<em>Euforbia pulcherrima</em>) puo&#8217; essere dannosa. Sembra incredibile ma e&#8217; proprio cosi&#8217;, perche&#8217; le foglie e il fusto della pianta contengono il triterpene, sostanza ad azione tossica, sia per contatto che per ingestione.</p>
<p><a href="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/12/stella-di-natale.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-390" title="stella-di-natale" src="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/12/stella-di-natale-300x197.jpg" alt="stella di natale" width="300" height="197" /></a></p>
<p>Il lattice, proveniente dalla lacerazione delle foglie o dal taglio del fusto, a contatto con l&#8217;epidermide puo&#8217; provocare eritema, prurito, bruciore della congiuntiva e della mucosa orale e faringea; se ingerito da&#8217; luogo a nausea, vomito, diarrea e perdita di coscienza.</p>
<p>E&#8217; proprio la colorazione rossa delle foglie a sollecitare l&#8217;attenzione dei bambini e costituire un pericolo: rompere le foglie e metterle in bocca e&#8217; un tutt&#8217;uno che puo&#8217; avere gravi conseguenze. Anche gli animali domestici possono essere attratti dalla Stella di Natale e mordere sia le foglie che il fusto, con relative conseguenze.</p>
<p>L&#8217;Euphorbia pulcherrima ha avuto un notevole successo come pianta natalizia: il colore rosso delle foglie (esistono varieta&#8217; rosa o bianche) da&#8217; un tono di vivacita&#8217;, di allegria e di luminosita&#8217; alle nostre case, ricorda climi piu&#8217; caldi e vegetazioni lussureggianti (e&#8217; originaria dell&#8217;America centrale), ha una combinazione di colori indovinata (rosso, verde e giallo). Insomma in casa ci sta proprio bene.<br />
La classica stella di natale è bella vederla in casa o regalarla nei periodi festivi ma conoscerla e&#8217; opportuno per evitare spiacevoli incidenti.</p>
<p>via | <a title="ADUC" href="http://www.aduc.it" target="_blank">ADUC</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché noi, docenti precari, oggi saremo in classe</title>
		<link>http://www.bloggian.it/2008/10/31/perche-noi-docenti-precari-oggi-saremo-in-classe/</link>
		<comments>http://www.bloggian.it/2008/10/31/perche-noi-docenti-precari-oggi-saremo-in-classe/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 10:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il volantino con cui cinque docenti precari della Basilicata hanno spiegato le ragioni per cui hanno deciso di non scioperare e hanno provato a giudicare i fatti di questi giorni alla luce della loro esperienza. E’ utile, come premessa per chi legge, un chiarimento sul ruolo e la posizione di chi scrive. Si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il volantino con cui cinque docenti precari della Basilicata hanno spiegato le ragioni per cui hanno deciso di non scioperare e hanno provato a giudicare i fatti di questi giorni alla luce della loro esperienza.</strong></p>
<p><a href="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/10/scuola-sciopero.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-250" title="scuola-sciopero" src="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/10/scuola-sciopero.jpg" alt="Scuola Sciopero 2008" width="230" height="153" /></a></p>
<p>E’ utile, come premessa per chi legge, un chiarimento sul ruolo e la posizione di chi scrive. Si tratta di cinque docenti precari delle scuole secondarie, di quelli che avrebbero tutto l’interesse a lasciar correre e strizzare l’occhio agli studenti in sciopero: se il piano Gelmini fosse modificato, la nostra assunzione sarebbe più certa e vicina nel tempo!<br />
Certe volte, però, difendere la verità è più bello e umano che difendere il proprio interesse o “difendere il proprio futuro”, come recitava uno striscione degli studenti in sciopero a Bernalda. E’ la strada più impervia, quella meno comoda e conveniente, ma anche quella più autentica, che vorremmo insegnare ai nostri ragazzi. Per questo siamo pronti a rischiare prevedibili critiche pur di affermare ciò che riteniamo vero.<br />
Abbiamo appreso, in questi giorni, di un rinato protagonismo degli studenti di tutta Italia, non ultimi quelli lucani. Abbiamo letto di scuole occupate, di proteste gestite “in maniera ordinata e rispettosa”, con tanto di dibattiti e incontri di approfondimento. Qualcuno, addirittura, si è premurato di chiarire che il tutto si è svolto nel pieno “rispetto delle norme dell’igiene e della legalità”. Insomma, più di qualcuno ha voluto leggere i fatti di questi giorni come un risveglio, un segnale di protagonismo positivo delle nuove generazioni, fino ad evocare addirittura il ’68. Riteniamo che il paragone sia offensivo…. e che, naturalmente, offenda il ’68. Non prendiamoci in giro: lì i ragazzi avevano a cuore un’idea diversa della realtà, un nuovo e appassionato modo di intendere i rapporti umani e sociali, non appena qualche obiezione contro la faccia di un ministro antipatico e i suoi fondi tagliati.<br />
Questi ragazzi, ci spiace dirlo, tutto ci sembrano tranne che “protagonisti”! Lo diciamo con la coscienza di chi vive la scuola in prima persona, e per questo vuole offrire uno sguardo diverso, forse più autentico, su quello che sta davvero accadendo.<br />
Cosa vediamo? Vediamo i soliti ragazzi a cui, sotto sotto, di tutto questo interessa poco o nulla. Sette giorni di urla non bastano certo per cancellare quella noia e quell’apatia che tanti osservatori leggono con preoccupazione, ormai da qualche tempo, nei loro sguardi e nei loro gesti. Verrebbe da dire il contrario leggendo i giornali e i resoconti dei tg delle ultime settimane. Ma a scuola te ne accorgi subito, basta una domanda semplicissima: “Ma, in fondo, perché lo fai?” I più sinceri (e sono la maggioranza) abbassano il capo e ammettono: “Ma dai. Lo sappiamo tutti che è solo per perdere qualche giorno di scuola”. Qualcun altro (che magari è tra i promotori…) si sente toccato dentro e butta giù qualche argomento: “ Ma si rende conto, prof? I tagli alla scuola, i favoritismi alle scuole private, etc. E poi, e poi…”. Bastano un paio di domande per capire che sa poco della questione, se non quello che ha appreso negli ultimi due o tre giorni di dibattiti pubblici.<br />
Quanto alle iniziative “costruttive e culturali” degli studenti in protesta nelle superiori, sarà bene ammettere, pur senza generalizzare, che esse sono state spesso sollecitate (e talora addirittura organizzate) da qualche docente “simpatizzante”, che ha così riempito il vuoto di proposte degli alunni con le “classiche” iniziative su legalità o ambientalismo. Insomma, la solita solfa che ai ragazzi in genere rompe tanto (non lo dicono ad alta voce perché sembrerebbe “immorale”) e che è quasi sempre l’anticamera del solito bivacco, tra partite a carte e stereo nelle aule occupate.<br />
Non abbiamo visto neppure il bagliore di quel senso di coraggio proprio di chi tiene a qualcosa, per cui si è pronti a pagare le conseguenze del proprio gesto, fosse anche la semplice assenza sul registro. Insomma, neppure l’ombra di una protesta che non sia più o meno esplicitamente garantita (è proprio questo il punto!) dall’assenso silenzioso di qualche docente o dal senso di sicurezza che deriva dall’essere in tanti. Questo, come spesso accade, al prezzo di qualche minaccia o violenza psicologica ai danni di chi volesse entrare, sulla scorta del più anti-democratico degli slogan: “O entriamo tutti o nessuno”.<br />
Sia chiaro, ci sono anche quelli che ci credono! Credono che protestare equivalga davvero a “fare qualcosa di serio e importante, qualcosa di vitale”. Sono convinti che un cambio istituzionale e politico risolva i problemi della scuola e della vita. A quell’età dovrebbero mangiarsi il mondo, e invece sono già portatori di una mentalità omologante e “invecchiata”, che li ha educati a riporre ogni sicurezza e stabilità esistenziale sul posto di lavoro (se non addirittura sulla pensione!), meglio ancora se garantiti dallo “Stato-provvidenza”. “Lo faccio per il posto di lavoro del futuro – ci siamo sentiti dire da qualche ragazzo – perché non pensa a questo anche lei?”. Altro che cambiare il mondo….<br />
E invece noi, come sempre facciamo, anche il 30 ottobre entreremo in classe per dire che non si è vivi per un sì o un no alle indicazioni della Gelmini. Vogliamo dire a tutti che la priorità della scuola non è politica, economica o istituzionale. Ciò che è prioritario, invece, è porre le condizioni affinché possa attuarsi il fenomeno educativo autentico, e cioè il reale protagonismo di chi la scuola la fa (docenti e alunni), con tutta la voglia di comprendere il mondo e il significato di questa avventura eccezionale che è la vita. Un protagonismo che non si esplicita appena in qualche dolce messaggio morale ed edificante, ma nel rischio personale del docente, pronto a mettersi in gioco, immischiando nel rapporto con l’alunno tutto sé e la propria ipotesi sull’esistenza. E’ qui che risiede il cambiamento autentico: è solo da uomini educati così che potrà sorgere una vera “riforma” della scuola, non è certo a forza di riforme che si produrranno uomini!<br />
Entreremo per non rinunciare a ciò che, instancabilmente e con pazienza, facciamo ogni giorno, pur nella condizione di massima precarietà lavorativa: tentare di comunicare ai ragazzi, attraverso le discipline che abbiamo scelto di insegnare, che vale la pena prendere sul serio quell’ansia tutta umana e quel desiderio di essere felici che la natura (per fortuna!) mette in corpo a ciascuno di loro. Dietro a quelle urla, infatti, c’è qualcosa di bello e grande. Quei ragazzi non sono i “facinorosi” di cui qualcuno ha parlato, ma i portatori di un’ansia molto più grande di quella che traspare dalle loro facce feroci contro la Gelmini o dai loro slogan sbrigativi di questi giorni. Un’ansia che, però, ha bisogno di adulti che sappiano coglierne la portata autentica, senza perdersi in lamentele sul sistema che non funziona e che non paga. C’è bisogno di questi adulti, affinché quell’ansia non si riduca a uno sfogo (puntualmente destinato a spegnersi dopo ogni “autunno caldo”) contro i provvedimenti del ministro di turno. E’ l’inizio di un lavoro personale, non demandabile ad altri, rispetto al quale non c’è riforma, valida o meno valida, che tenga.<br />
C’è qualcuno, insomma, che entrerà a scuola per dire che i problemi sono al fondo e non in superficie. E’ quello che hanno fatto, nei giorni scorsi, anche alcuni studenti delle superiori di Altamura, nella vicina Puglia. Pochi ragazzi che hanno osato entrare in classe, sfidando le ire dei tanti compagni per rischiare liberamente un giudizio e distribuire un volantino intitolato “O protagonisti o nessuno”, su cui c’è scritto che la scuola va cambiata dal di dentro, non certo a colpi di “slogan depositati sulle bocche degli studenti da qualche sindacato o partito”. Non è forse più “rivoluzionario” che scendere (comodamente!) in piazza con tutti gli altri?</p>
<p><strong>I docenti precari</strong><br />
Andrea Borraccia, Michele Borraccia, Domenico Burzo, Pino Suriano, Marilena Varasano</p>
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		<title>Come è cambiato lo &#8220;SMAU&#8221; in 10 anni</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 20:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Smau 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Smau 2008: Business technology: innovazione per l&#8217;impresa e la P.A. Ma come si è evoluto in 10 anni? Nel 1998 La prima volta che andavo allo SMAU, c&#8217;era una marea di espositori e tutto senza un ordine molto preciso, inoltre ho visto delle tecnologie che negi anni hanno avuto successo&#8230; alcune, altre un pò meno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Smau 2008: Business technology: innovazione per l&#8217;impresa e la P.A.</strong> Ma come si è evoluto in 10 anni?</p>
<p><a href="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/10/logo_smau_2008.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-208" title="logo_smau_2008" src="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/10/logo_smau_2008.jpg" alt="" width="198" height="71" /></a></p>
<p><strong>Nel 1998</strong></p>
<p>La prima volta che andavo allo SMAU, c&#8217;era una marea di espositori e tutto senza un ordine molto preciso, inoltre ho visto delle tecnologie che negi anni hanno avuto successo&#8230; alcune, altre un pò meno, infatti non le ho mai viste sul mercato. Un fiume di gadget di ogni genere (molti software in versione demo su cd) e nessuno ti chiedeva dati e bigliettini da visita.</p>
<p><strong>2008</strong></p>
<p>Il tutto si è svolto in 2 padiglioni, tutti hanno cercato i bilgietti da visita e contatti, non ho visto nulla &#8220;dal vivo&#8221; tutto su carta&#8230; perfino i siti web! Le demo di e-commerce, siti e software mi arriveranno via mail.</p>
<p>Comunque poche aziende, rispettoa 10 anni fa. Molte delle quali riviste di informatica e stampe digitali. Aziende che operano sul web? Pochissime!</p>
<p>Penso che sia un evento destinato a morire nel tempo se gli organizzatori non si inventeranno qualcosa di nuovo.</p>
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		<title>Prova a fare il tuo lavoro così!</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 15:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il lavoro inteso così è proprio la fine del mondo. Da un video presentato al Meeting di Rimini del 2007 dal titolo &#8220;L&#8217;Onore di fare Impresa&#8221; disponibile a questa pagina: Video, vi riporto questo testo&#8230; Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il lavoro inteso così è proprio la fine del mondo.</strong></p>
<p>Da un video presentato al Meeting di Rimini del 2007 dal titolo &#8220;<strong>L&#8217;Onore di fare Impresa</strong>&#8221; disponibile a questa pagina: <a title="Onore di fare Impresa" href="http://www.cdo.it/Home/Meeting/Lonoredifareimpresa/IlvideoLonoredifareimpresa/tabid/1020/Default.aspx" target="_blank">Video</a>, vi riporto questo testo&#8230;</p>
<p><a href="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/09/sedia-lavoro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="sedia-lavoro" src="http://www.bloggian.it/wp-content/uploads/2008/09/sedia-lavoro-300x271.jpg" alt="" width="300" height="271" /></a></p>
<p>Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano.<br />
Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.<br />
La gamba di una sedia doveva essere ben fatta.<br />
Era naturale, era inteso. Era un primato.<br />
Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario.<br />
Non doveva essere ben fatta per il padrone,<br />
nè per gli intenditori, nè per i clienti del padrone.<br />
Doveva essere ben fatta di per sè, in sè, nella sua stessa natura.<br />
Una tradizione venuta, risalita, dal profondo della razza,<br />
una storia, un assoluto, un onore,<br />
esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta.<br />
E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la stessa perfezione delle parti che si vedevano.<br />
Secondo lo stesso principio delle cattedrali.<br />
Non si trattava di essere visti o non essere visti.<br />
Era il lavoro in sè che doveva essere ben fatto.<br />
Un sentimento incredibilmente profondo che oggi definiamo l&#8217;onore dello sport,<br />
ma a quei tempi diffuso ovunque.<br />
Non soltanto l&#8217;idea di raggiungere il risultato migliore possibile,<br />
ma l&#8217;idea, nel meglio, nel bene, di ottenere di più.<br />
Si trattava di uno sport, di una emulazione disinteressata e continua,<br />
non solo a chi faceva meglio, ma a chi faceva di più;<br />
si trattava di un bello sport, praticato a tutte le ore,<br />
da cui la vita stessa era penetrata. Intessuta.<br />
Un disgusto senza fine per il lavoro mal fatto.<br />
Un disprezzo più che da gran signore per chi avesse lavorato male.<br />
Ma una tale intenzione nemmeno li sfiorava.<br />
Tutti gli onori convergevano in quest&#8217;unico onore.<br />
Una decenza, e una finezza di linguaggio.<br />
Un rispetto del focolare.<br />
Un senso di rispetto, di ogni rispetto, dell&#8217;essenza stessa del rispetto.<br />
Una cerimonia per così dire costante.<br />
D&#8217;altra parte, il focolare si confondeva ancora molto spesso con il laboratorio.<br />
E l&#8217;onore del focolare e l&#8217;onore del laboratorio erano il medesimo onore.<br />
Era l&#8217;onore del medesimo luogo.<br />
Era l&#8217;onore del medesimo fuoco.<br />
Ogni cosa, dal risveglio, era un ritmo e un rito e una cerimonia.<br />
Ogni fatto era un avvenimento consacrato.<br />
Ogni cosa era una tradizione, un insegnamento;<br />
tutte le cose avevano un loro rapporto interiore costituivano la più santa abitudine.<br />
Tutto era un elevarsi, interiore, e un pregare tutto il giorno:<br />
il sonno e la veglia, il lavoro e il misurato riposo,<br />
il letto e la tavola, la minestra e il manzo,<br />
la casa e il giardino, la porta e la strada,<br />
il cortile e la scala, e le scodelle sul desco.<br />
Dicevano per ridere, e per prendere in giro i loro curati,<br />
che lavorare è pregare, e non sapevano di dire così bene.<br />
C. Peguy,<em> L’argent</em>, 1914</p>
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		<title>Post di Prova</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 18:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giannik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo post]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao questo è il mio primo post su wordpress, sembra abbastanza semplice ma vedremo&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao questo è il mio primo post su wordpress, sembra abbastanza semplice ma vedremo&#8230;</p>
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